Usabilità del software in RSA: perché pochi clic in più costano tempo di assistenza

Lug 28, 2026

Dalla progettazione delle schermate alla gestione quotidiana, l'usabilità diventa un elemento strategico per migliorare efficienza e qualità dell'assistenza.

 

Quanto incide l’usabilità di un software sanitario sul tempo dedicato alla cura?

In RSA e nell’assistenza domiciliare, ogni clic in più nella cartella clinica elettronica si traduce in minuti sottratti ai pazienti.

Un infermiere deve registrare la somministrazione di un farmaco. Lo fa decine di volte al giorno, per ogni ospite, per ogni turno. Se per completare questa azione servono due o tre clic, il tempo dedicato a quel gesto resta gestibile. Se invece ne servono il doppio, o più, quei clic non sono un semplice dettaglio dell’interfaccia. Se un’informazione si trova in un’altra schermata o il percorso non è intuitivo, bisogna fermarsi, tornare indietro e ricominciare.

Moltiplicati per ogni operatore, ogni turno e ogni giornata di lavoro, quei minuti diventano ore sottratte all’assistenza diretta.

Non è un caso che studi come questo pubblicato su JMIR evidenzino come 1/3 del loro tempo lavorativo degli infermieri sia dedicato alla documentazione, ore che rappresentano una parte significativa dell’attività quotidiana.

È questo il punto centrale quando si parla di usabilità nei software sanitari e socio-sanitari: non è una questione estetica, ma una questione di tempo, di energie e, in ultima analisi, di qualità dell’assistenza.

Chi lavora in RSA, nell’assistenza domiciliare o in altri contesti socio-sanitari utilizza una cartella clinica elettronica mentre gestisce attività concrete, spesso sotto pressione: turni da rispettare, ospiti da seguire, informazioni da registrare e condividere nel momento giusto.

Le domande che ogni struttura dovrebbe porsi prima di scegliere o aggiornare un gestionale sono semplici:

  • Quanti passaggi servono per svolgere le attività più frequenti?
  • Le informazioni sono organizzate dove un operatore si aspetta di trovarle?
  • Il software si adatta al modo in cui lavora il personale o costringe il personale ad adattarsi al software?

È proprio da queste domande che parte il lavoro del team UX/UI di Netpolaris.

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Come nasce un software pensato per chi lavora sul campo

Come racconta Ilaria:

“Quando progettiamo, non guardiamo solo la schermata o il prodotto isolato. Guardiamo il contesto in cui verrà usato: persone, processi, abitudini, vincoli e tutti i punti di contatto che costruiscono l’esperienza complessiva.”

Il lavoro parte da qui: osservare come le persone lavorano davvero, non come immaginiamo lavorino. Significa analizzare i flussi operativi, capire dove un percorso si allunga senza motivo, individuare dove un’informazione dovrebbe essere collocata per essere davvero utile e intervenire già nelle fasi di progettazione.

Federica lo riassume così:

“Per noi progettare significa ridurre la distanza tra il software e il lavoro reale delle persone.”

Una funzionalità può essere completa dal punto di vista tecnico e risultare comunque difficile da utilizzare. Può capitare, ad esempio, che un’informazione sia presente ma collocata in un punto inaspettato, oppure che un’operazione richieda passaggi non necessari.

Immaginiamo una semplice registrazione della terapia: se l’operatore deve aprire più schermate, cercare informazioni disperse o ripetere la stessa azione più volte, il tempo impiegato aumenta inevitabilmente. Ridurre questi passaggi non significa soltanto rendere il software più intuitivo: significa semplificare il lavoro quotidiano e diminuire il carico cognitivo di chi lo utilizza.

Per questo il team UX/UI lavora come punto di connessione tra chi utilizza il software ogni giorno, gli obiettivi di prodotto e lo sviluppo tecnico. Ogni nuova funzionalità nasce dall’ascolto degli utenti e dall’analisi dei processi reali, con l’obiettivo di rendere l’interazione sempre più semplice, fluida e coerente.

Questo approccio è alla base anche dell’evoluzione dei nostri software: scopri come è nata la nuova cartella clinica elettronica di Netpolaris, dal design allo sviluppo

Il vantaggio concreto per le strutture sanitarie

Per le direzioni di RSA, CDI, CDD, RSD e Hospice, investire nell’usabilità non significa semplicemente avere un’interfaccia più gradevole.

Significa:

  • ridurre il tempo dedicato alle attività amministrative;
  • diminuire il rischio di errori operativi;
  • facilitare l’inserimento e la formazione del nuovo personale;
  • rendere più immediata la consultazione delle informazioni;
  • liberare tempo da dedicare all’assistenza.

Perché in fondo, dietro quei clic in più, c’è sempre qualcuno che aspetta!

Progettare un software semplice da utilizzare significa anche creare le basi per integrare tecnologie avanzate in modo davvero utile. È con questa filosofia che Netpolaris ha sviluppato funzionalità basate sull’Intelligenza Artificiale, pensate per affiancare gli operatori e rendere il lavoro quotidiano ancora più efficiente. Scopri tutte le funzionalità di AI integrate nei software Netpolaris.

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Ilaria Niccolini
& Federica Fadani
Ui/Ux Specialist Netpolaris

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