AI Act: la guida essenziale al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale

Ago 27, 2026

Scopri cosa prevede l'AI Act: obblighi, trasparenza e uso consapevole dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni.

 

L’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro quotidiano di moltissime organizzazioni quasi senza farsi notare, un suggerimento nella scrittura di un documento, un alert automatico, l’analisi di alcune informazioni, un assistente virtuale che risponde agli utenti.

Un passo alla volta, l’IA è diventata uno strumento di lavoro.

Ed è proprio questa naturalezza a rendere l’AI Act un tema che riguarda sempre più organizzazioni, non soltanto chi sviluppa tecnologia.

Cos’è l’AI Act e a chi si rivolge

L’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, introduce un quadro normativo organico per lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’Unione europea.

Il suo approccio è basato sul rischio, più un sistema di AI può incidere sulla sicurezza, sui diritti o sulle libertà delle persone, maggiori sono gli obblighi previsti.

Il Regolamento distingue infatti tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio, sistemi soggetti a specifici obblighi di trasparenza e utilizzi a rischio minimo o nullo.

Questo significa che l’intelligenza artificiale non è regolata allo stesso modo: per capire quali obblighi si applicano è necessario conoscere il sistema utilizzato, la sua finalità e il contesto nel quale viene impiegato.

Un altro elemento fondamentale è il ruolo ricoperto dall’organizzazione.

Tra i principali troviamo:

  • il provider, cioè chi sviluppa o fa sviluppare un sistema di AI e lo immette sul mercato o lo mette in servizio;
  • il deployer, cioè chi utilizza un sistema di AI nell’ambito della propria attività professionale.

Ed è proprio qui che nasce uno degli equivoci più frequenti: pensare che l’AI Act riguardi soltanto chi sviluppa tecnologia.

Non è così.

Gli obblighi concreti dipendono però dal tipo di sistema, dal suo utilizzo e dal ruolo assunto dall’organizzazione.

2 agosto 2026: l’AI Act entra nel vivo 

Il 2 agosto 2026 segna un passaggio importante nell’applicazione dell’AI Act: gran parte delle disposizioni del Regolamento diventa applicabile e, tra queste, anche gli specifici obblighi di trasparenza previsti dall’art. 50.

Per le organizzazioni significa una cosa molto concreta: l’intelligenza artificiale non può più essere considerata soltanto uno strumento tecnologico. Deve essere conosciuta, gestita e governata.

Conoscere gli strumenti che si utilizzano

Un primo elemento fondamentale è l’alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale.

Non significa semplicemente organizzare un corso teorico sull’AI Act e conservarne l’attestato.

La formazione deve essere concreta e collegata agli strumenti realmente utilizzati: chi lavora con un sistema di AI deve comprenderne le funzionalità, i limiti e i possibili rischi, sapendo come utilizzarlo correttamente nel proprio contesto di lavoro.

In altre parole, non basta sapere che cos’è l’AI: bisogna sapere come usare quella specifica AI.

Essere trasparenti quando l’AI entra in relazione con le persone

l’art. 50 introduce specifici obblighi di trasparenza per determinate tipologie di sistemi di intelligenza artificiale.

Un esempio riguarda i sistemi progettati per interagire direttamente con le persone, come chatbot e assistenti virtuali: l’utente deve poter capire che sta interagendo con un sistema di AI, salvo che ciò sia già evidente dal contesto.

La trasparenza, quindi, non consiste semplicemente nell’aggiungere la parola “AI” all’interno di un’informativa.

Significa individuare quando è necessario informare, chi deve essere informato e in quale modo rendere comprensibile l’intervento dell’intelligenza artificiale.

Mantenere un controllo umano effettivo

In alcuni casi il Regolamento richiede che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia accompagnato da un’effettiva sorveglianza umana.

Questo significa evitare che il risultato prodotto da un sistema venga considerato automaticamente corretto soltanto perché generato da un algoritmo.

Le persone devono essere messe nelle condizioni di comprendere il risultato, valutarlo criticamente e, quando necessario, intervenire.

L’AI può supportare una decisione, ma non elimina la necessità di governare il processo.

AI Act: i 4 passi per un utilizzo consapevole dell’AI

Per un’organizzazione il percorso può partire da quattro passaggi.

01 Censire

Individuare gli strumenti e le funzionalità di AI effettivamente utilizzati, compresi quelli adottati autonomamente dai singoli uffici.

02 Individuare il proprio ruolo

Capire, rispetto a ciascun sistema, se l’organizzazione opera come provider, deployer o ricopre un altro ruolo previsto dal Regolamento.

03 Classificare

Analizzare la finalità e il contesto di utilizzo di ogni sistema per comprenderne il livello di rischio e individuare gli obblighi applicabili.

04 Governare

Definire responsabilità e procedure, verificare gli eventuali obblighi di trasparenza, documentare le valutazioni effettuate e formare adeguatamente le persone coinvolte.

Il vero rischio, quindi, non è semplicemente utilizzare l’intelligenza artificiale.

È utilizzarla senza sapere dove viene impiegata, per quale finalità e con quali conseguenze.

Approfondisci come usare l’intelligenza artificiale in serenità, senza mettere a rischio i dati e la privacy

Dall’AI Act all’uso quotidiano: la formazione su The.0

Per Netpolaris essere provider non significa soltanto sviluppare tecnologia.

Significa anche mettere le strutture che utilizzano The.0 nelle condizioni di conoscere le funzionalità di intelligenza artificiale disponibili, comprenderne il funzionamento e utilizzarle in maniera consapevole.

L’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale  non può ridursi a una formazione generica sull’AI Act, deve tenere conto delle persone coinvolte, del contesto nel quale operano e, soprattutto, degli strumenti che utilizzano realmente.

Per questo Netpolaris accompagna gli utilizzatori di The.0 con una formazione pratica sulle funzionalità di IA integrate nella piattaforma e sul loro utilizzo quotidiano in cartella clinica.

Come utilizzarle, cosa possono fare, quali sono i loro limiti, quale ruolo resta all’operatore e quali attenzioni adottare.

Non teoria da archiviare. Competenza da utilizzare ogni giorno.

Alessandra Dibenedetto
Legal and Compliance Officer, DPO
Netpolaris Srl

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