Violenza sugli operatori sanitari: la sicurezza di chi cura riguarda tutti

Mar 10, 2026

[ 12 aprile ]
Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

 

Primum non nocere (“Prima di tutto, non fare del male”): questa frase latina è uno dei principi cardine dell’etica medica, uno dei primi che viene insegnato nelle facoltà di Medicina. Negli ultimi anni, però, sempre più spesso, chi lavora in ambito sanitario si trova dall’altra parte del problema: non a evitare il danno, ma a subirlo.

Perché esiste una giornata contro la violenza sugli operatori

A partire dal 2022 è stata istituita, per il 12 marzo, la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari”: pare strano e a tratti assurdo che si sia dovuto e voluto creare una ricorrenza ad hoc, ma, anche a causa dei numerosi casi di cronaca che si sono susseguiti negli scorsi anni, tutto il personale sanitario – includendo clinici, tecnici, ingegneri clinici, informatici sanitari, responsabili della sicurezza, management – è stato in qualche modo chiamato a riflettere sulla questione, perché la violenza non è, appunto, solo un fatto di cronaca, ma anche – e soprattutto – un problema di sistema.

Non è solo cronaca: è un problema di sistema

Chi lavora in pronto soccorso, nei servizi territoriali o nei reparti più critici lo sa bene: aggressioni verbali, minacce e, in alcuni casi, violenze fisiche fanno ormai parte della quotidianità. Secondo numerosi studi internazionali, la sanità è tra i settori lavorativi più esposti alla violenza sul lavoro e il problema riguarda medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici sanitari, personale amministrativo e di front office: in altre parole, chiunque abbia contatto diretto con pazienti e familiari.

Sicurezza degli operatori: un tema strategico quanto la sicurezza del paziente

Per anni si è – correttamente – parlato di errori, eventi avversi, sicurezza del paziente, ma ad oggi la sicurezza degli operatori è diventata ormai un tema altrettanto strategico e necessita di una prevenzione che passa anche dalla progettazione degli spazi, dalla formazione del personale e dalla tecnologia e dai sistemi di supporto: quest’ultima, in particolare, da sola, sicuramente non è l’unica soluzione, ma può consentire di ridurre drasticamente i tempi di risposta e di attesa e dunque di migliorare – almeno parzialmente – la gestione delle situazioni critiche.

Da questo punto di vista, come già spesso ricordato anche nei contributi su questo blog, la cartella clinica elettronica è uno strumento che può decisamente e fruttuosamente essere inserito in questa panoramica.

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Cultura del rispetto: la prevenzione che viene prima di tutto

Tutto ciò non toglie che l’aspetto forse più importante è quello della “cultura del rispetto”, che manca o è profondamente intaccata e sicuramente non aiutata dalle condizione esterne di sovraffollamento, tempi di attesa, carenza di personale, aspettative sempre più alte da parte dei cittadini: nel contesto sanitario, la verità è che il sistema è complesso, imperfetto e spesso sotto stress, ma chi ci lavora non è il nemico.

Difendere chi cura significa difendere il sistema sanitario

Nonostante le difficoltà, la sanità italiana continua ogni giorno a far “nascere fiori” – cura, assistenza, ricerca, innovazione – che crescono grazie alle persone che lavorano negli ospedali, nei servizi territoriali e nelle strutture socio-sanitarie: difendere loro significa difendere il sistema sanitario stesso, ma va ricordato che la sicurezza di chi cura è una responsabilità collettiva.

Ed è anche per questo che, in Netpolaris, sentiamo la responsabilità di fare la nostra parte: progettare soluzioni che tolgano difficoltà invece di aggiungerne, guidando le attività quotidiane e aiutando le strutture a lavorare con più ordine, tracciabilità e rispetto di requisiti e norme. Quando la burocrazia si alleggerisce e i flussi diventano più chiari, gli operatori recuperano tempo ed energie: tempo da dedicare ai residenti e spazio per vedere riconosciuto il proprio lavoro.

Perché quando una persona è accudita ogni giorno da professionisti più sereni, gratificati e propositivi, il benessere cresce da entrambe le parti.

E alla fine, in corsia come in struttura, il calore umano resta sempre la migliore cura.

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Dalila Lattanzi
Freelance
Content Editor

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