L’incontro tra competenza tecnica e missione etica.
Istituita in seguito alla pandemia e legata simbolicamente alla figura della dottoressa Daniela Trezzi, la Giornata nazionale dei professionisti sanitari, sociosanitari, socioassistenziali e del volontariato, che si celebra ogni 20 febbraio, ricorda il valore umano e professionale di chi opera ogni giorno nei servizi di cura e non è soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un momento di memoria, riconoscenza e responsabilità collettiva.
La Legge 13 novembre 2020 ha identificato il 20 febbraio come data simbolica (quella in cui a Codogno, nel 2020, è stato scoperto il “paziente uno” affetto da virus SARS-CoV-2). La “Giornata nazionale del personale sanitario e sociosanitario, del personale socio assistenziale e del volontariato” da qualche anno vuole, oltre a celebrare chi lavora o si adopera volontariamente in questo settore, far riflettere sulla cura, l’attenzione e il supporto quotidiano che ogni giorno caratterizza questo tipo di attività – spesso senza il riconoscimento dovuto.
Una quotidianità fatta di gesti silenziosi e di attenzione disinteressata, di fatica, stress e a volte di frustrazione a cui però si accompagnano sorrisi, abbracci, comprensione, collaborazione, competenza.
Scienza e umanità: due dimensioni inseparabili
Nel lavoro sanitario convivono, da sempre, la dimensione scientifica e quella umana: linee guida, standard, procedure ..ma al centro rimane sempre la persona.
Per chi lavora nella sanità – medici, infermieri, tecnici, OSS, volontari – ma anche per chi progetta, sviluppa e gestisce strumenti come la Cartella sanitaria elettronica, questa data rappresenta un punto di convergenza: ogni accesso o ricovero nelle strutture (ospedali, RSA o altro), ogni referto caricato in cartella non è solo un dato strutturato, bensì una storia clinica e personale.
Per chi si occupa di cartella sanitaria elettronica, questo significa progettare sistemi che non siano solo efficienti, ma che rispettino il tempo clinico, riducano il carico amministrativo e migliorino la sicurezza delle cure. Telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, integrazione ospedale-territorio, sistemi di sorveglianza epidemiologica: la trasformazione digitale non è più un’opzione, ma una condizione di resilienza del sistema.
In questo senso, dunque, la Giornata nazionale del 20 febbraio non celebra solo il sacrificio, ma anche l’innovazione: perché ogni miglioramento tecnologico ben progettato è un atto di tutela verso chi è in prima linea.
La sanità come ecosistema comunitario
Accanto ai professionisti sanitari operano poi migliaia di volontari: associazioni, reti territoriali, supporto domiciliare, trasporto sanitario.
La loro presenza rende la sanità un ecosistema comunitario. La cartella sanitaria elettronica, in prospettiva, deve dialogare con questa rete: garantire continuità assistenziale, integrazione socio-sanitaria, presa in carico multidisciplinare. La tecnologia, quando ben progettata, diventa ponte tra ospedale, territorio e terzo settore.
Innovare è prendersi cura
“Non è mai tardi per ricominciare”, canta Roberto Vecchioni in “Sogna, ragazzo, sogna”: un messaggio, questo, che vale in tanti settori e che può valere anche per l’innovazione sanitaria; migliorare interfacce, ridurre duplicazioni, integrare sistemi, formare il personale all’uso consapevole della tecnologia sono tutti passi avanti e investimento nella qualità delle cure.
In questa Giornata nazionale si può oggi allora ringraziare – insieme a chi indossa un camice e svolge un lavoro essenziale, vitale e importantissimo – chi costruisce gli strumenti che rendono possibile una cura più sicura, più coordinata, più umana.
La sanità è un’opera collettiva e celebrare questa giornata significa riconoscere che dietro ogni dato c’è una persona e, dietro ogni sistema, una comunità di professionisti che lavora – spesso in silenzio – per proteggere la vita.






