Dal design al codice: una nuova idea di cartella clinica elettronica

Feb 12, 2026

NEW THE.0 - NEXT LEVEL. NEW SHAPES.

 

C’è aria di novità. O meglio, una grande rivoluzione in casa Netpolaris.

Dietro le quinte, i team UI/UX Design e Sviluppo lavorano da mesi su qualcosa di importante: nuove idee, nuove interfacce, nuove esperienze d’uso.

È tempo di The.0 – Next Level.

Chi è The.0

Piccola, doverosa premessa per chi ancora non lo conosce: The.0 è la cartella clinica elettronica dedicata a tutte le strutture socio sanitarie. Nato e cresciuto accanto agli operatori e ai professionisti che ogni giorno lavorano con pazienti di RSA, Case di Riposo, Centri Diurni, Hospice, Strutture Residenziali Psichiatriche e Alloggi Protetti, The.0 è molto più di un software. È connesso, intelligente e in continua evoluzione. I diversi team in Netpolaris – UX design, sviluppo, customer care – lavorano in sinergia per rendere la cartella clinica elettronica uno strumento unico, affidabile e sempre aggiornato. Sono costantemente all’ascolto delle nuove esigenze del settore e delle richieste di chi utilizza la piattaforma, per ampliare le sue potenzialità e renderla sempre più vicina alle persone.

Crescere con intelligenza

The.0 è cresciuto curioso e responsabile: attento ai dettagli, aperto al cambiamento, pronto a imparare. Oggi integra strumenti di intelligenza artificiale che amplificano le sue funzioni e semplificano il lavoro quotidiano del personale socio sanitario. Queste nuove capacità permettono di: semplificare i flussi di lavoro clinico-assistenziali, monitorare parametri e registrare eventi in tempo reale, ridurre il carico documentale, supportare le decisioni operative quotidiane, il tutto restando sempre allineati alle normative di sicurezza e privacy (GDPR).

Ma chi ci conosce sa che fermarsi non è nel nostro DNA

Potevamo accontentarci di tutto questo? Certo che no. Ogni traguardo, per noi, è solo un nuovo punto di partenza. Per questo tutta la squadra Netpolaris ha osservato, analizzato, ascoltato. Con le orecchie tese all’innovazione e lo sguardo rivolto al futuro. L’obiettivo? Dare vita a un nuovo The.0, ancora più intuitivo, empatico e vicino alle persone. Un progetto che vedrà la luce nel 2026 e che porterà con sé un’esperienza d’uso completamente ripensata. Più semplice, più fluida, più umana.

Come nasce un cambiamento così profondo?

Abbiamo chiesto al team di UI/UX Design di raccontarci cosa significa ripensare un software che accompagna migliaia di operatori socio sanitari nel loro lavoro.

Da dove nasce l’idea di ridisegnare The.0?

Qual è stata la scintilla che vi ha fatto capire che era il momento di portare il software a un nuovo livello? Ce lo racconta Ilaria, UI/UX Designer di Netpolaris.

«Non siamo partite disegnando, ma ascoltando e con una domanda in testa: “Cosa possiamo fare per alleggerire davvero la giornata di chi usa The.0?” La risposta non stava in un wireframe, ma nelle persone. Siamo entrate nelle strutture, abbiamo osservato gli operatori al lavoro, raccolto i loro commenti, le loro frustrazioni, i loro “sai cosa mi rallenta?”. Abbiamo analizzato ticket e richieste di assistenza, non per cercare errori, ma per riconoscere pattern, abitudini, punti di attrito. Da lì è iniziato il vero redesign: non di interfacce, ma di esperienze. Abbiamo ripensato i flussi a partire dai gesti reali — quelli ripetuti ogni giorno — con un obiettivo chiaro: ridurre lo sforzo, restituire tempo. The.0 stava già facendo molto, ma poteva avvicinarsi ancora di più a chi lo vive quotidianamente. Da quel momento tutto è ruotato attorno a questa semplice idea: rendere il lavoro un po’ più leggero, un po’ più umano.»

Il claim “Unique come il tuo collega preferito” è molto forte.

Come siete riusciti a tradurre in design l’idea di un software “umano”, che semplifica, ascolta e sa anche anticipare i bisogni? Ci risponde Federica, UI/UX Designer di Netpolaris.

«Il claim “Unique come il tuo collega preferito” ci piaceva perché parlava di relazione, non di tecnologia. Volevamo che The.0 trasmettesse la stessa sensazione che hai quando lavori accanto a qualcuno che ti capisce al volo: non ti rallenta, non ti giudica, ma ti alleggerisce la giornata. Tradurre tutto questo in design ha significato rendere l’esperienza più personale, più “viva”. Abbiamo lavorato su un linguaggio visivo e testuale più caldo, capace di accogliere, di spiegare senza mai risultare didascalico. Le schermate oggi si adattano meglio ai contesti e ai ruoli: parlano lingue diverse a seconda di chi le usa — l’infermiere, il medico, il coordinatore — e di cosa sta facendo in quel momento. Anche i micro-dettagli contano: messaggi chiari, feedback immediati, piccole animazioni che fanno percepire che “qualcosa sta accadendo”. Sono elementi semplici, ma che creano fiducia. Perché un software umano non è solo quello che ti ascolta, ma quello che ti capisce e risponde con ciò che ti serve, proprio quando ti serve.»

The.0 diventa sempre più “smart”.

Come avete bilanciato la potenza dell’intelligenza artificiale con l’esigenza di mantenere un’esperienza d’uso empatica e intuitiva?

«L’intelligenza artificiale, per noi, entra in gioco solo dove può davvero fare la differenza: aiutando gli operatori a risparmiare tempo e a concentrarsi su ciò che conta davvero. Abbiamo introdotto degli automatismi, sì, ma con intelligenza — lavorando perché ogni intervento dell’AI si inserisca in modo naturale nel flusso quotidiano, come un supporto che suggerisce, non che impone. Il sistema propone, ma è sempre la persona a decidere. I tag automatici nelle consegne o la lettura OCR dei referti diventano così strumenti che alleggeriscono il lavoro e amplificano le capacità di chi li usa, senza mai sostituirla perché per come la vediamo noi la vera “intelligenza” non è quella che lavora al posto tuo, ma quella che lavora insieme a te.» Spiega Ilaria.

Demo gratuita di The.0

“Easy” è una parola semplice, ma difficile da realizzare.

Quali scelte di design hanno davvero reso The.0 più naturale da usare, più fluido, più vicino al ritmo quotidiano di chi lo utilizza?

«Abbiamo lavorato per far sì che The.0 seguisse il ritmo di chi lo usa, rendendo ogni attività più fluida e naturale. Le operazioni più frequenti oggi si completano in meno passaggi, le informazioni davvero utili sono sempre a portata di mano e la navigazione è più lineare e coerente nei pattern di comportamento utilizzati e con il modo in cui gli operatori si muovono durante la giornata.» Spiega Ilaria.
«Ogni elemento è stato ripensato per semplificare: una struttura più chiara, testi più leggibili, percorsi visivi che guidano lo sguardo senza distrarlo. Anche le performance fanno parte di questa idea di semplicità: caricamenti più veloci, salvataggi automatici e feedback immediati che riducono l’attesa e restituiscono tempo. Ecco, questo è il nostro modo di rendere The.0 più easy: far sì che ogni attività si svolga in modo semplice e naturale.» Aggiunge Federica.

Ogni redesign è anche un esercizio di empatia.

C’è un momento o un feedback degli operatori che vi ha particolarmente guidati nel capire cosa significasse davvero “semplificare”? Ce ne parla Ilaria.

«Semplificare non significa solo togliere, ma anche capire meglio quali passaggi generano fatica e, analizzando i diversi percorsi, trovare il giusto equilibrio tra velocità e chiarezza. Uno dei feedback che ci ha guidate in questa direzione è stato: “The.0 è completo, ricco di contenuti, ma alle volte trovare quello che serve impegna parecchio tempo.” Il tema, quindi, non è la quantità di informazioni, ma come veicolarle nel modo e al momento giusto. Una migliore distribuzione dei contenuti, infatti, non solo fa risparmiare tempo, ma riduce anche il rischio di errore: permette verifiche più rapide e una maggiore sicurezza in ogni passaggio.»

Se doveste descrivere in una parola questo percorso di redesign, quale sarebbe e perché?

Cosa rappresenta, per voi, questo viaggio verso il nuovo The.0? A rispondere è Federica.

«Se dovessimo scegliere una parola per descrivere questo percorso, probabilmente sarebbe connessione, perché tutto nasce dall’ascolto e si traduce in un dialogo continuo con chi usa The.0 ogni giorno. Abbiamo ridisegnato l’interfaccia, ma anche la relazione tra le necessità delle persone e le possibilità della tecnologia. Abbiamo portato equilibrio tra innovazione e semplicità, tra automazione e presenza umana — un equilibrio che rende The.0 potente senza essere complesso e capace di comprendere e accompagnare le persone nel lavoro di ogni giorno. Il nuovo The.0, per noi, rappresenta proprio questo: meno schermo e più cura. Un software che fa spazio alle persone e ai loro ritmi»

Grazie Ilaria e Federica per averci portato dentro il cuore del nuovo The.0: un percorso fatto di ascolto, empatia e tanta voglia di migliorare l’esperienza di chi ogni giorno vive la cura.

Dopo l’idea, ora passiamo al codice!

Ora ci spostiamo dietro le quinte dello sviluppo: là dove le idee diventano funzioni, e l’esperienza d’uso prende forma riga dopo riga di codice. Abbiamo incontrato il team di sviluppo di Netpolaris per capire come si costruisce — letteralmente — un software che vuole essere UNICO, INTELLIGENTE, SEMPLICE.

Quando vi è stato presentato il concept del nuovo The.0, da dove siete partiti?

Qual è stata la prima sfida nel tradurre la visione del team UI/UX Design in un prodotto reale, concreto, capace di mantenere intatto lo spirito originale? Lo abbiamo chiesto a Fabio, senior developer.

«La prima e più grande sfida è stata la traduzione dalla visione empatica del team UI/UX Design alla realtà concreta e strutturata della nostra codebase. The.0 è un software maturo, robusto, con anni di sviluppo e funzionalità consolidate. Il nostro compito non era “ricominciare da zero”, ma innestare il futuro in fondamenta solide. Dovevamo preservare l’estrema funzionalità e affidabilità del sistema esistente, pur abbracciando la flessibilità, la creatività e l’immediatezza richieste dal nuovo volto UNIQUE, SMART, EASY. Si è trattato di un delicato esercizio di equilibrio: trovare il punto di fusione tra l’esigenza di una rinnovata esperienza utente e la necessità di aderenza a un sistema complesso, ma estremamente performante e collaudato. In sostanza, far sì che la “bellezza” del nuovo design non compromettesse la “logica” e la potenza di ciò che già funzionava.»

Il nuovo The.0 promette un’esperienza più fluida e immediata.

Dal punto di vista “tecnico”, quali soluzioni avete adottato per rendere il sistema più veloce, stabile e reattivo nella gestione quotidiana degli operatori?

«Per garantire un’esperienza più fluida e immediata abbiamo adottando un framework moderno e altamente performante per lo sviluppo della nuova interfaccia utente. Questa scelta non è stata solo estetica, ma strutturale: ci ha permesso di ottenere un controllo finora inedito su ogni singolo pixel e interazione. La nuova architettura garantisce innanzitutto una velocità superiore, con tempi di caricamento ridotti e una reattività che si avvicina a quella delle applicazioni native, pur rimanendo una web-application. Il vero vantaggio risiede nella flessibilità e nella coerenza che ne derivano: un boost tecnico notevole che semplifica la gestione e la manutenzione del codice sorgente, pur mantenendo un’esperienza d’uso impeccabile. In questo modo, l’energia è interamente dedicata all’innovazione e al miglioramento continuo dell’usabilità.» Spiega Fabio.

Uno dei pilastri del progetto è la componente “Smart”.

Come avete integrato l’intelligenza artificiale nel software, in modo che diventi davvero un aiuto quotidiano e non solo una funzione “di tendenza”? Ce lo racconta Fabio.

«La componente Smart non è una semplice aggiunta, ma un’integrazione profonda e mirata, pensata per inserirsi in modo invisibile e utile nel flusso di lavoro quotidiano degli operatori. Abbiamo implementato diverse funzioni di A.I. direttamente all’interno della cartella sanitaria, tutte caratterizzate dal fatto di migliorare la qualità delle informazioni rendicontate e, al tempo stesso, di ridurre drasticamente il tempo necessario per la rendicontazione. I nostri strumenti di intelligenza artificiale non sono pensati per sostituire il professionista, ma per potenziarlo: aiutano a recuperare più dati, più velocemente, migliorando la conoscenza disponibile sullo stato di salute del paziente. Questo permette agli operatori di avere una visione più completa e informata, essenziale per prendere decisioni ancora più precise.»

Innovare in sanità significa anche garantire sicurezza e affidabilità.

Come riuscite a coniugare l’introduzione di nuove tecnologie con la necessità di proteggere i dati e rispettare normative come il GDPR? Risponde Alessandra, Legal Consultant.

«Innovare in sanità, per noi, significa prima di tutto affidabilità e rispetto delle regole. I ruoli sono chiari: il Cliente è Titolare del trattamento, noi operiamo come Responsabile ai sensi dell’art. 28 del GDPR, seguendo istruzioni documentate e trasparenti. Ogni nuova tecnologia nasce da un gate di conformità: verifichiamo la finalità, la base giuridica, applichiamo i principi di privacy by design e by default (art. 25) e, quando serve, conduciamo una valutazione d’impatto (DPIA). Sul piano tecnico adottiamo, a titolo non esaustivo, misure che rappresentano per noi standard irrinunciabili: cifratura dei dati, controllo e tracciabilità degli accessi, logging centralizzato con tempi di conservazione condivisi con il Titolare, backup verificati con RPO/RTO definiti e disaster recovery testato. Manteniamo un approccio proattivo alla sicurezza attraverso vulnerability assessment, penetration test e un costante aggiornamento delle difese, come previsto dall’art. 32 del GDPR. In sintesi, innoviamo solo quando la tecnologia e la conformità procedono insieme: ogni nuova funzionalità deve portare valore per il Cliente e sicurezza per le persone. Se non rispetta entrambi i criteri, semplicemente non va in produzione.»

Demo gratuita di The.0

La collaborazione tra sviluppo e design è stata decisiva.

Come avete lavorato insieme per mantenere coerenza tra estetica e funzionalità, tra ciò che si vede e ciò che “succede dietro le quinte”?

«Abbiamo stretto una collaborazione a tutto campo, intavolando conversazioni continue in cui ogni team ha messo sul piatto le sue competenze per centrare l’obiettivo. Ascolto e dialogo sono stati la chiave per esplorare diversi scenari e scegliere quello vincente, tenendo conto di tutte le esigenze. Un confronto a doppio senso: se il design era troppo azzardato, si discuteva subito la fattibilità tecnica; se una soluzione tecnica era più semplice e veloce, ne valutavamo l’impatto sull’utente. In entrambi i casi, ci siamo messi in discussione per alzare l’asticella e offrire ai clienti un software davvero rivoluzionario. La fusione tra estetica e funzionalità è nata proprio qui: il design non è stato un “rivestimento” applicato all’ultimo, ma una vera e propria guida strutturale che ha plasmato il codice fin dalle prime battute.» Aggiunge Fabio.

Guardando a tutto il percorso, cosa vi rende più orgogliosi?

C’è un aspetto del nuovo The.0 che, per voi sviluppatori, rappresenta davvero la svolta?

«Quello che ci rende più orgogliosi è la dimostrazione che possiamo spingerci oltre, partendo da basi già solide. Non abbiamo solo ripensato l’interfaccia e l’esperienza utente di The.0; abbiamo costruito una nuova architettura che è incredibilmente più fresca, funzionale e moderna, aprendoci immense possibilità di inserire innovazione. La vera svolta, però, sta nell’aver fatto tutto questo mantenendo intatte le caratteristiche di flessibilità, configurabilità e solidità che i nostri clienti conoscono bene. Abbiamo dimostrato che l’innovazione può convivere con la continuità e l’affidabilità. Per noi, questo nuovo The.0 è la prova che in azienda si può sempre migliorare e che, lavorando su un ottimo prodotto, si possono raggiungere risultati incredibili.»

Un ringraziamento speciale a Fabio e Alessandra per averci accompagnato in questo viaggio dietro le quinte. Il nuovo The.0 è sempre più vicino — e sarà qualcosa di davvero UNICO. Stay tuned.

Francesca Di Adamo
Content editor
& tutto il Team Netpolaris

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